UNI EN 1627

UNI EN 1627 è la norma europea che definisce e classifica la resistenza all'effrazione di porte, finestre e chiusure, con le classi RC da RC1 a RC6. L'edizione in vigore è la UNI EN 1627:2021, e assegna la classe solo dopo prove di scasso eseguite in laboratorio.

UNI EN 1627 è la norma europea che stabilisce i requisiti e il sistema di classificazione della resistenza all’effrazione di porte pedonali, finestre, facciate continue, inferriate e chiusure oscuranti.

È la norma che assegna le classi RC, da RC1 a RC6, e che dà un significato misurabile alla parola “antieffrazione”.

Una porta blindata dichiarata in una certa classe lo è perché quel modello ha superato prove di scasso eseguite in laboratorio, con attrezzi definiti e tempi cronometrati.

L’edizione vigente è la UNI EN 1627:2021, in vigore dal 1° luglio 2021, che ha sostituito la versione del 2016.

Cosa stabilisce la norma UNI EN 1627

La norma fissa due cose: i requisiti che un serramento deve avere per rientrare in una classe, e il modo in cui quella classe viene assegnata.

Il campo di applicazione è ampio. Riguarda porte pedonali, finestre, facciate continue, inferriate e chiusure oscuranti, comprese le versioni con bocchette per la posta o griglie di ventilazione.

Copre praticamente ogni tipo di apertura: a battente, ad anta e ribalta, a bilico, pieghevole, scorrevole in orizzontale e in verticale, a sporgere, avvolgibile, oltre agli elementi fissi.

Per stabilire come provarli, la norma divide i prodotti in quattro gruppi. Il gruppo 1 raccoglie gli elementi con anta piena e rigida che si aprono ruotando, ed è il gruppo in cui rientra il portoncino blindato classico. Il gruppo 2 è quello degli scorrevoli, il gruppo 3 delle tapparelle e delle serrande, il gruppo 4 delle inferriate.

Il risultato finale è una designazione secca che compare sui documenti del prodotto, per esempio “Porta resistente all’effrazione EN 1627 RC 3”.

Quella sigla è l’unica dichiarazione confrontabile fra un produttore e l’altro, perché dietro ha una procedura identica per tutti.

Le quattro norme della famiglia UNI EN 1627-1630

La UNI EN 1627 lavora insieme ad altre tre norme: da sola fissa i requisiti, mentre le prove sono descritte altrove.

Sono quattro documenti separati, tutti aggiornati nel 2021 e tutti in vigore dal 1° luglio di quell’anno:

  • UNI EN 1627 definisce i requisiti e la classificazione, quindi assegna le classi RC
  • UNI EN 1628 descrive la prova di resistenza al carico statico
  • UNI EN 1629 descrive la prova di resistenza al carico dinamico
  • UNI EN 1630 descrive la prova di resistenza all’attacco manuale

Quando un produttore scrive “certificato UNI EN 1627-1630” intende questo: il prodotto ha attraversato tutte le prove previste dal blocco.

Le classi di resistenza da RC1 a RC6

porta blindata certificata uni en 1627 vista dal lato esterno
Le classi RC della UNI EN 1627 si assegnano alla porta completa, provata come viene montata.

Le classi sono otto, non sei, anche se nel linguaggio commerciale se ne citano quasi sempre sei.

L’edizione 2021 prevede infatti RC1 N, RC1, RC2 N, RC2, RC3, RC4, RC5 e RC6. La lettera N indica le versioni in cui il vetro non ha requisiti di resistenza propri, e serve per i prodotti dove il vetro non è considerato una via di ingresso.

Ogni classe corrisponde a un profilo di scassinatore e a due tempi cronometrati, che vedi qui sotto.

ClasseChi tenta l’effrazioneTempo di resistenzaTempo totale di prova
RC1 NOccasionale, solo forza fisicanon previstonon previsto
RC1Occasionale, solo forza fisicanon previstonon previsto
RC2 NOccasionale con attrezzi semplici3 minuti15 minuti
RC2Occasionale con attrezzi semplici3 minuti15 minuti
RC3Esperto, con piede di porco5 minuti20 minuti
RC4Molto esperto, con attrezzi da taglio10 minuti30 minuti
RC5Molto abile, con elettroutensili15 minuti40 minuti
RC6Molto abile, con elettroutensili pesanti20 minuti50 minuti

Per capire quale di queste classi ha senso a casa tua, l’approfondimento è nel pillar sulle classi antieffrazione delle porte blindate.

Le classi RC1 N e RC1

Sono le classi di ingresso, pensate contro chi agisce di impulso e senza attrezzi: spallate, calci, spinte, tentativi di strappo.

Su queste due la prova di attacco manuale non si esegue nella forma piena. Il serramento affronta il carico statico e il carico dinamico, e viene controllato con gli attrezzi più piccoli solo sulle maniglierie bloccabili senza chiave.

La differenza fra le due sta nel vetro: RC1 richiede un vetro di classe P2A, mentre RC1 N non pone requisiti sulla lastra.

Sono livelli adatti a locali di servizio, cantine e magazzini con contenuto di poco valore, e non hanno senso su una porta d’ingresso di casa.

Le classi RC2 N e RC2

Qui compare per la prima volta l’attacco con attrezzi: cacciaviti, cunei e tenaglie, quelli che chiunque tiene in un cassetto.

Il tecnico ha 3 minuti di lavoro effettivo per creare un passaggio, dentro una prova che può durare complessivamente 15 minuti.

Anche in questo caso la N segnala l’assenza di requisiti sul vetro. La versione piena RC2 richiede invece una lastra almeno P4A.

Sono classi tipiche di uffici, capiscala e locali a rischio contenuto, e sul mercato italiano si trovano spesso su finestre e portefinestre.

Le classi RC3 e RC4

Sono le due classi che riguardano davvero le abitazioni, e sono quelle su cui si concentra il mercato delle porte d’ingresso blindate.

In RC3 il tecnico lavora con un secondo cacciavite, un piede di porco e un martello, e ha 5 minuti di tempo di resistenza su una prova complessiva di 20 minuti.

In RC4 si aggiungono seghe, ascia, scalpelli e trapano a batteria, e il tempo di resistenza raddoppia a 10 minuti su una prova che può arrivare a 30.

Il salto fra le due è concreto: cambiano gli attrezzi ammessi, cambia il tempo, e cambiano di conseguenza spessori, punti di chiusura e rinforzi richiesti alla struttura. Il confronto ragionato è nell’articolo su porta blindata classe 3 o classe 4.

Le classi RC5 e RC6

Sono i livelli professionali, dove il tecnico usa elettroutensili ad alte prestazioni.

In RC5 entrano trapano, sega a sciabola e smerigliatrice angolare con disco fino a 125 mm, per 15 minuti di lavoro effettivo. In RC6 la smerigliatrice arriva a un disco da 250 mm e il tempo sale a 20 minuti.

C’è una differenza importante rispetto alle classi più basse: da RC5 in su il vetro viene attaccato direttamente, e non solo il sistema che lo trattiene.

Sono classi da banche, gioiellerie, caveau, ambasciate e locali blindati, e in un’abitazione privata sono sostanzialmente introvabili.

Come si svolgono le prove di effrazione

struttura di una porta blindata provata secondo la norma uni en 1627
In prova vengono attaccati insieme pannello, scocca, telaio e punti di chiusura: la classe riguarda la porta completa.

Le prove si eseguono su un provino completo e funzionante: telaio, anta, ferramenta, guide, accessori, tutto montato come andrebbe montato in casa.

Il provino viene fissato dentro un controtelaio standard, un tubolare metallico di almeno 120 x 120 x 5 mm oppure un telaio in legno di almeno 100 x 70 mm, a sua volta bloccato su un banco rigido.

Le porte si montano a livello del pavimento, le finestre a 800 mm da terra, per riprodurre la posizione reale di attacco.

Prima di iniziare il serramento resta almeno 8 ore fra 15 e 30 °C, e la prova si svolge con umidità relativa fra il 30 e il 70%.

Un dettaglio che pesa: tutti i dispositivi di chiusura disinseribili dal lato attacco senza chiave e senza attrezzi vengono disinseriti prima di cominciare.

La prova di carico statico

È la prova descritta dalla UNI EN 1628, e misura quanto il serramento si deforma sotto una spinta lenta e crescente.

Un martinetto idraulico applica il carico in modo progressivo e senza urti su tutti i punti di chiusura: serratura principale, catenacci, cerniere, rostri, punti di fissaggio degli elementi fissi.

La deformazione si valuta con tre calibri di apertura: uno cilindrico da 10 mm, uno da 25 mm e uno ellittico da 250 x 150 mm. Se un calibro passa attraverso il varco che si è aperto, la prova è fallita.

Il carico cresce con la classe, e sui banchi si parla di valori dell’ordine di 3 kN per le classi basse fino a circa 15 kN per le più alte, applicati punto per punto secondo lo schema della norma.

La prova di carico dinamico

La UNI EN 1629 simula quello che fa un ladro senza attrezzi: spallate e calci.

Lo strumento è un pendolo costituito da due pneumatici gonfiati a 0,35 MPa, montati su cerchi zavorrati, per una massa complessiva di 50 kg, appeso a un cavo d’acciaio lungo almeno 1000 mm.

Il pendolo viene sollevato all’altezza prevista e lasciato cadere libero: un colpo su ogni angolo, poi tre colpi al centro del serramento. Se rimbalza, viene bloccato e non colpisce una seconda volta.

L’altezza di caduta è di 450 mm per RC1 e RC2 e sale a 750 mm per RC3. Dalla classe RC4 in su questa prova non si esegue più, perché il livello richiesto è già dimostrato dalle altre.

Il criterio di fallimento è lo stesso: se il calibro ellittico passa attraverso un’apertura, anche applicando una forza di 200 N per allargarla, il serramento ha ceduto.

La prova di attacco manuale

È la parte che somiglia davvero a uno scasso, ed è descritta dalla UNI EN 1630.

Una squadra di almeno due persone lavora sul provino: almeno due devono essere in grado di condurre l’attacco, e almeno una registra dati e osservazioni. Su ogni area di attacco lavora però una persona sola.

La norma è severa sui requisiti dei tecnici. Devono essere lucidi e motivati a mantenere un attacco prolungato, fisicamente idonei allo sforzo, e capaci di riprodurre il modus operandi reale dei ladri usando una forza ragionevole e non eccessiva.

L’intera prova, pre-test compreso, viene ripresa in video dall’inizio alla fine, e il filmato non può essere pubblicato senza il consenso del laboratorio e del richiedente.

Le aree di attacco sono definite: punti di chiusura, parti mobili, corpo dell’anta, ferramenta e sistema di ritenuta del vetro. Dalla classe RC2 alla RC4 il vetro non si colpisce direttamente, si attacca il sistema che lo trattiene.

L’obiettivo del tecnico è creare un’apertura accessibile, cioè un varco attraverso cui passa una sagoma di riferimento. Se ci riesce entro il tempo previsto, quella classe non viene assegnata.

Se durante il pre-test emerge un punto debole già sfruttato, la prova principale riparte su un secondo provino intatto.

Tempo di resistenza e tempo totale di prova

Qui si concentra l’equivoco più diffuso su questa norma. Molte pagine scrivono “da 5 a 20 minuti” come se la classe RC3 resistesse in una forbice fra i due valori.

Sono invece due grandezze diverse, entrambe definite dalla UNI EN 1630 e cronometrate separatamente.

Il tempo di resistenza è il tempo di lavoro effettivo del tecnico sul serramento, e comprende solo i cambi di attrezzo che durano meno di 5 secondi. Per RC3 vale 5 minuti.

Il tempo totale di prova somma al tempo di resistenza le pause di riposo, i cambi di attrezzo veri e propri e i tempi di osservazione, quelli in cui il tecnico studia la porta per capire dove insistere. Per RC3 vale 20 minuti.

Tradotto in pratica: una porta d’ingresso in RC3 resiste a cinque minuti di attacco continuo da parte di un tecnico specializzato, dentro una sessione di lavoro che dura venti minuti. Sono numeri più onesti di quanto sembrino, perché un ladro in un condominio ha molto meno tempo di così.

I set di attrezzi previsti in prova

Gli attrezzi ammessi in prova non sono liberi. La UNI EN 1630 li raccoglie in set numerati, uno per classe, e il tecnico può usare solo quelli.

  • A1, per RC1: nessun attrezzo da scasso, solo piccoli utensili per smontare le parti accessibili
  • A2, per RC2: cacciaviti, cunei, tenaglie e pinze
  • A3, per RC3: un secondo cacciavite più lungo, piede di porco, martello, trapano manuale
  • A4, per RC4: seghe, ascia, scalpelli, mazzetta, trapano a batteria
  • A5, per RC5: elettroutensili ad alte prestazioni, sega a sciabola, smerigliatrice angolare con disco fino a 125 mm
  • A6, per RC6: gli stessi di A5 con smerigliatrice angolare fino a 250 mm di disco

Il fatto che i set siano definiti nel dettaglio è ciò che rende la prova ripetibile: lo stesso modello, provato in due laboratori diversi, deve dare lo stesso esito.

Cosa la norma chiede a vetro e cilindro

La classe non riguarda solo la struttura. La UNI EN 1627 impone requisiti minimi anche ai componenti, e sono requisiti che salgono insieme alla classe.

Per il vetro il riferimento è la UNI EN 356, che classifica le lastre di sicurezza. Per il cilindro è la UNI EN 1303, e in particolare la cifra 7, quella che misura la sicurezza legata alla chiave.

ClasseVetro minimo (EN 356)Cilindro (EN 1303, cifra 7)
RC1 Nnessun requisitolivello 4
RC1P2Alivello 4
RC2 Nnessun requisitolivello 4
RC2P4Alivello 4
RC3P5Alivello 4
RC4P6Blivello 6
RC5P7Blivello 6
RC6P8Blivello 6

Il salto interessante è fra RC3 e RC4: è lì che il requisito sul cilindro passa dal livello 4 al livello 6, cioè a un cilindro con protezione più alta contro la duplicazione e la manipolazione della chiave.

Cosa la norma UNI EN 1627 non copre

Questa è la parte che quasi nessuno racconta, e serve a leggere un certificato senza illusioni.

  • I grimaldelli. La norma dichiara esplicitamente di non coprire la resistenza di serrature e cilindri agli attacchi con attrezzi da apertura fine, quello che si chiama lock picking
  • Gli attacchi surrettizi all’elettronica. I prodotti elettrici, elettronici ed elettromagnetici non vengono attaccati con i metodi silenziosi che potrebbero aggirarli
  • Il fissaggio all’edificio. Le tre norme di prova lo dicono con le stesse parole: la resistenza del serramento fissato al muro non viene valutata. Le prove si fanno su un controtelaio standard di laboratorio
  • La ferramenta come prodotto a sé. Maniglie, serrature e cilindri hanno norme proprie e non si classificano in RC
  • Portoni industriali e carrai, che ricadono in una norma diversa, la EN 13241

L’esclusione che pesa di più in cantiere è la terza. La classe misura il prodotto, la sicurezza reale la fa il prodotto più la posa, e su quel pezzo la norma lascia la parola alle istruzioni del produttore.

Classificazione, certificazione e marcatura CE

Sono tre cose diverse che vengono confuse di continuo, anche in buona fede.

La classificazione è il risultato delle prove: il laboratorio verifica il comportamento del serramento e stabilisce a quale classe RC appartiene.

La certificazione arriva dopo, quando un organismo terzo emette un certificato che attesta quel risultato. Le prove si svolgono in laboratori accreditati, quindi la classe è un dato verificato da chi non vende il prodotto.

La marcatura CE segue invece un percorso suo. Per le porte pedonali esterne il riferimento è la UNI EN 14351-1, e in quella norma la resistenza all’effrazione è una caratteristica volontaria.

La conseguenza è concreta: una porta può essere regolarmente marcata CE senza avere alcuna classe antieffrazione dichiarata. Il marchio CE parla di trasmittanza, tenuta all’acqua, permeabilità all’aria, e dell’effrazione dice qualcosa solo se il produttore ha scelto di dichiararla.

Se vuoi il quadro completo di cosa guardare, lo trovi nell’approfondimento sulle certificazioni delle porte blindate.

Come leggere il certificato di una porta blindata

Un certificato serve a poco se non sai dove guardare. Questi sono i punti che contano davvero:

  • La designazione completa, nella forma “EN 1627 RC 3”. La sola scritta “classe 3” senza il riferimento alla norma vale poco
  • L’edizione della norma citata sul documento, che dice quanto è recente la prova
  • Il laboratorio che ha eseguito le prove, con il suo accreditamento
  • Il range di dimensioni coperto dalla prova: la classificazione vale per un intervallo dichiarato, e una porta molto fuori misura può uscirne
  • Il vetro provato, se la porta ha una parte vetrata, e la sua classe secondo la EN 356
  • Il cilindro, con il suo livello secondo la EN 1303
  • Le istruzioni di posa del produttore, perché la classificazione presuppone che il montaggio sia quello

L’ultimo punto è quello che si salta più spesso. Una porta in classe 4 montata contro le istruzioni del produttore perde per strada buona parte di quello che il laboratorio le ha riconosciuto.

Le tre edizioni della norma UNI EN 1627

La norma ha cambiato pelle due volte, e sui certificati in giro trovi ancora tutte e tre le versioni.

La prima è la UNI ENV 1627:1999, una prenorma sperimentale. In quegli anni le classi si chiamavano WK, dall’iniziale del tedesco *Widerstandsklasse*, e si trovava scritto WK1, WK2 e così via. È da qui che arriva l’abitudine italiana di dire “classe 3” invece di RC3.

La seconda è la UNI EN 1627:2011, che ha reso la norma definitiva e ha introdotto la sigla RC, da *Resistance Class*. Nel 2015 e nel 2016 è stata ritoccata con emendamenti.

La terza è la UNI EN 1627:2021, approvata dal CEN il 19 marzo 2021 e in vigore dal 1° luglio 2021, accompagnata da un’errata corrige pubblicata lo stesso anno. È l’edizione da citare oggi.

Un punto che tranquillizza chi ha un certificato vecchio: la norma dichiara che i prodotti classificati con le edizioni del 1999 e del 2011 valgono le stesse classi dell’edizione attuale. Un certificato WK3 del 2005 e un certificato RC3 del 2024 dichiarano lo stesso livello.

La UNI EN 1627 sulle porte blindate Ariete

defender quadrato ariete su porta blindata in classe antieffrazione uni en 1627
Defender quadrato con angoli smussati e catenacci sul montante: gli elementi che la prova di attacco manuale prende di mira.

Le porte blindate Ariete sono certificate in classe 3 e classe 4, le due che coprono l’uso residenziale.

Su entrambe montiamo lo stesso cilindro brevettato e lo stesso defender quadrato con angoli smussati, quello che inibisce la tecnica del tubo innocenti. La differenza fra le due classi sta negli elementi strutturali: spessori, numero di punti di chiusura, rinforzi del telaio, tipo di ancoraggio.

C’è però un pezzo che la norma lascia fuori, e per noi è il più importante. Le prove si fanno su un controtelaio di laboratorio, quindi il fissaggio al muro di casa tua resta fuori dalla classificazione.

È per questo che i nostri tecnici sono formati all’Accademia della Posa in Opera di Genova: la classe la certifica il laboratorio, la sicurezza vera la costruisce chi monta la porta nel tuo vano.

Il risultato lo misuriamo su un dato semplice: su una porta Ariete nessun tentativo di effrazione è mai andato a buon fine.

Dove trovare e scaricare la norma UNI EN 1627

Il testo ufficiale si acquista sullo store di UNI, l’ente italiano di normazione, alla scheda della UNI EN 1627:2021.

Sullo stesso store trovi le tre norme di prova collegate: UNI EN 1628:2021 per il carico statico, UNI EN 1629:2021 per il carico dinamico e UNI EN 1630:2021 per l’attacco manuale.

Due avvertenze pratiche. I PDF sono protetti da DRM, quindi si leggono solo con il lettore indicato da UNI e non si stampano liberamente.

E le norme si vendono una per una: il quadro completo richiede tutte e quattro, perché la 1627 rimanda continuamente alle altre tre.

Esiste anche un’errata corrige della UNI EN 1627:2021, pubblicata nello stesso anno, che va letta insieme al testo principale.

Conclusione

La UNI EN 1627 è quello che trasforma la parola “antieffrazione” da promessa commerciale a dato verificato, perché lega ogni classe a una prova con attrezzi definiti e tempi cronometrati.

Le classi previste dall’edizione 2021 sono otto, comprese le due varianti “N” senza requisiti sul vetro, anche se il mercato ne cita sei. Per un’abitazione il territorio reale sono la RC3 e la RC4, e la scelta fra le due dipende da come è esposto il tuo ingresso.

Quando leggi un certificato, guarda la designazione completa, l’edizione della norma, il laboratorio, il range di misure e il vetro provato. Una scritta “classe 3” senza il riferimento a EN 1627 è un’affermazione, e basta.

Ricorda che la classe riguarda l’intera porta: anta, telaio, cilindro, defender, catenacci e ancoraggi vengono provati insieme, e la classe non si eredita da un singolo componente. Un cilindro eccellente su un telaio debole non produce una classe alta.

E ricorda soprattutto cosa la norma non misura: il fissaggio all’edificio. La classe è la promessa del prodotto, la posa è quello che la mantiene, e su quel punto conta chi ti monta la porta d’ingresso molto più di qualsiasi documento.

Domande frequenti

Cosa significa la sigla RC?

RC sta per *Resistance Class*, cioè classe di resistenza all’effrazione. Più alto è il numero che segue, da RC1 a RC6, più aggressivi sono gli attrezzi previsti in prova e più lungo è il tempo di resistenza richiesto. Prima del 2011 la stessa scala si indicava con la sigla tedesca WK.

Quante sono le classi della UNI EN 1627?

Sono otto nell’edizione 2021: RC1 N, RC1, RC2 N, RC2, RC3, RC4, RC5 e RC6. Il linguaggio commerciale ne cita sei perché ignora le due varianti “N”, che si distinguono solo per l’assenza di requisiti sul vetro. Nel residenziale italiano le classi che incontri davvero sono la RC3 e la RC4.

Cosa vuol dire la “N” in RC2 N?

Indica che quella versione della classe non pone requisiti sul vetro. Serve per i prodotti dove la lastra non è considerata una via d’ingresso realistica, per esempio perché è piccola o perché dietro c’è una protezione. La struttura e la ferramenta devono comunque superare le stesse prove della classe corrispondente.

Che differenza c’è tra UNI ENV 1627 e UNI EN 1627?

La ENV del 1999 era una prenorma sperimentale, la EN è la norma definitiva. La sostanza delle classi è rimasta la stessa: la norma attuale dichiara che i prodotti classificati con le edizioni del 1999 e del 2011 valgono le stesse classi. Un vecchio certificato non decade per il solo fatto di essere vecchio.

Chi rilascia la certificazione UNI EN 1627?

Le prove si eseguono in laboratori accreditati e il certificato lo emette un organismo terzo, quindi qualcuno che non vende il prodotto. Il produttore non può autocertificarsi una classe. Sul certificato devono comparire il laboratorio, l’edizione della norma applicata e il campione provato.

La classe dipende solo dalla serratura?

No, la classe è il risultato dell’intero serramento. In prova vengono attaccati anta, telaio, cilindro, defender, catenacci, cerniere e punti di ancoraggio, tutti insieme e nella configurazione reale. La norma fissa requisiti minimi anche per cilindro e vetro, però la classe finale la determina il comportamento del prodotto completo.